Iniziare con il piede giusto le superiori: perché i primi giorni contano più di quanto pensi

Settembre. Tuo figlio entra per la prima volta in un liceo. Corridoi nuovi, compagni che non conosce, professori che non ha mai visto. È emozionato, un po’ spaventato, ma soprattutto si sente grande. “Ormai sono alle superiori” pensa. E proprio questa sensazione, così naturale e comprensibile, è spesso il primo ostacolo dell’anno.

Andare bene non è solo una questione di buona volontà

Quando si parla di passaggio dalle medie alla scuola secondaria di secondo grado, si pensa subito a quanto tempo dedicare allo studio, a quante ore di compiti aspettarsi. Ma è un errore ridurre tutto a questo. Il passaggio alle superiori è, prima di tutto, un impegno fondamentale per un ragazzo come il lavoro per gli adulti. Si tratta di un impegno che coinvolge la sua identità e il suo benessere e non deve essere svalutato.

I ragazzi entrano in un ambiente completamente nuovo. E si sentono grandi. Questa percezione di “essere già grandi” è preziosa — segna la crescita — ma ha un effetto collaterale che molte famiglie non si aspettano: porta tanti studenti a prendere sotto gamba proprio la prima fase dell’anno. Le prime settimane di lezione, le prove d’ingresso, il tono con cui ci si presenta agli insegnanti: tutto questo viene spesso vissuto come un dettaglio, quando in realtà è il momento che imposta l’intero anno.

Il rischio di partire male

Capita spesso: uno studente motivato, sveglio, capace, ma che nelle prime settimane si presenta con l’atteggiamento sbagliato. Arriva impreparato alle verifiche d’ingresso perché “tanto sono solo un test”. Non prende sul serio le prime interrogazioni. Aspetta ottobre per iniziare a organizzarsi davvero.

Il problema è che, mentre lui aspetta, i contenuti vanno avanti. E alle superiori il ritmo è diverso da quello delle medie: quello che non viene agganciato nei primi giorni diventa un buco difficile da colmare più avanti. Non per mancanza di capacità, ma per un semplice disallineamento tra quello che lo studente sente di dover fare e quello che la scuola sta effettivamente chiedendo.

Cosa serve davvero nei primi giorni

Ci sono due cose che fanno la differenza, e non riguardano quanto si studia, ma come.

La prima è l’atteggiamento in classe. Ascoltare davvero, prendere appunti fin dal primo giorno, fare domande quando qualcosa non è chiaro: sembrano gesti scontati, ma sono quelli che permettono a un ragazzo di restare agganciato ai contenuti mentre vengono spiegati, invece di doverli recuperare da solo dopo settimane.

La seconda è l’organizzazione del pomeriggio. Non basta “mettersi a studiare”: serve un metodo, una scansione dei tempi, la capacità di distinguere cosa va ripassato subito e cosa può aspettare. È qui che molti ragazzi, abituati al ritmo più contenuto delle medie, si trovano spiazzati.

Il ruolo di famiglia e scuola

Nessuno pretende che un tredicenne arrivi già sapendo come organizzarsi in un ambiente completamente nuovo. È normale che non lo sappia: nessuno gliel’ha mai insegnato davvero. Per questo il compito di famiglie e insegnanti, in queste prime settimane, non è controllare quanto tempo passa sui libri, ma aiutare il ragazzo a costruirsi gli strumenti adeguati per affrontare la nuova realtà — senza sostituirsi a lui, ma accompagnandolo mentre li trova.

Una formazione personalizzata, pensata su misura per come quello studente impara e si organizza, fa spesso la differenza tra un anno vissuto in affanno e un anno costruito su basi solide fin dai primi giorni.

Perché il modo in cui si comincia, alle superiori, non è un dettaglio. È le fondamenta di tutto quello che viene dopo.

Pubblicato da Stefano Coquinati

Stefano Coquinati è pedagogista, con Dottorato di ricerca in Scienze pedagogiche, dell'educazione e della formazione conseguito presso l'Università degli Studi di Padova. Da oltre vent'anni lavora con studenti, famiglie e scuole per migliorare l'esperienza scolastica e il rapporto con lo studio. Insegna allo IUSVE – Istituto Universitario Salesiano di Venezia ed è Cultore della materia presso il Dipartimento FISPPA dell'Università di Padova. Riceve nel suo studio a Vicenza e lavora online.