Quale scuola scegliere … ma soprattuto come scegliere

Devi scegliere la scuola per tuo figlio? Confronto chiaro tra scuola pubblica, paritaria, internazionale e parentale, con pro, contro e consigli pedagogici.

Quando nasce la domanda “Che scuola scegliamo per nostro figlio?”, raramente è solo una questione di orari e comodità.
Dietro c’è molto di più: l’idea di futuro che abbiamo per lui, il tipo di educazione in cui crediamo, le nostre esperienze scolastiche (belle o faticose), le risorse economiche della famiglia, il contesto in cui viviamo.

In questo articolo provo a fare chiarezza sulle quattro grandi categorie di scuole che oggi, in Italia, una famiglia può prendere in considerazione:
1. scuola pubblica
2. scuola paritaria
3. scuola ad indirizzo internazionale
4. scuola parentale (e piccole realtà alternative, come alcune “scuole nel bosco”)

Non troverai una classifica, ma una lettura pedagogica: cosa offrono, quali sono i punti di forza e quali attenzioni avere, tenendo al centro una domanda:

“Questa scuola aiuterà mio figlio a diventare sempre più autonomo, capace di stare nel mondo e non solo di ‘star bene’ oggi?”

La scuola statale è parte del sistema nazionale di istruzione, inserita in un quadro di programmi, linee guida e verifiche (come le prove INVALSI) che vengono definiti, monitorati e aggiornati dal Ministero dell’Istruzione e del Merito.

I punti di forza
• Programmi condivisi a livello nazionale: in linea di massima, un ragazzo che frequenta una scuola pubblica ha accesso ai contenuti considerati essenziali per quel grado di istruzione. Questo è importante in prospettiva: per gli esami, per l’accesso all’università, per eventuali trasferimenti.
• Accessibilità economica: non è un aspetto secondario. La scuola pubblica permette, almeno in teoria, a tutti di accedere a un percorso di studi senza costi di iscrizione particolarmente elevati.
• Pluralità sociale: spesso la scuola pubblica rappresenta un contesto misto, con alunni provenienti da ambienti familiari e culturali diversi. Questo, dal punto di vista educativo, è un valore: imparare a convivere con la diversità è parte fondamentale del crescere.

Le criticità (da guardare in faccia, non per sfiducia ma per lucidità)

Dire “scuola pubblica” non significa dire “tutte le scuole sono uguali”.
I dati delle prove INVALSI e le esperienze sul campo ci dicono che la qualità della preparazione può variare molto:
• tra una scuola e l’altra
• e persino tra sezioni diverse dello stesso istituto

Questo dipende da molti fattori: stabilità del corpo docente, qualità della dirigenza, clima di lavoro, continuità dei progetti educativi.

Per un genitore, quindi, il punto non è chiedersi solo “Pubblica sì o no?” ma piuttosto:
• Che clima si respira in quella scuola?
• Com’è la comunicazione scuola–famiglia?
• Come vengono gestite le difficoltà (comportamentali, di apprendimento, emotive)?
• Che tipo di lavoro viene fatto sulle competenze trasversali, non solo sui voti?

Una ulteriore riflessione riguarda il carico di lavoro, le ore di studio pomeridiano richieste agli studenti e che livello di selezione effettua nei confronti degli alunni. La scuola pubblica può essere un contesto molto ricco, ma non basta il “marchio pubblico” per garantire automaticamente qualità: serve informarsi, visitare, chiedere, osservare.

Le scuole paritarie sono gestite da enti privati (molte di ispirazione religiosa, altre laiche), ma fanno parte a tutti gli effetti del sistema nazionale di istruzione.
Questo significa che:
• devono rispettare standard organizzativi e curricolari analoghi alla scuola statale
• rilasciano titoli di studio riconosciuti
• sono soggette a controlli e norme definite dal Ministero

I punti di forza
• Maggiore attenzione alla dimensione educativa: molte scuole paritarie nascono da un progetto educativo chiaro (di solito esplicitato nel Piano dell’Offerta Formativa). Questo può tradursi in una particolare cura delle relazioni, dell’accoglienza, dell’alleanza scuola–famiglia.
• Clima più raccolto: spesso le classi sono meno numerose, l’ambiente è più familiare, c’è una vicinanza maggiore tra docenti e famiglie.
• Flessibilità nel reclutamento degli insegnanti: non essendo vincolate alle graduatorie statali, le paritarie possono selezionare direttamente i docenti, puntando (almeno in teoria) sulla qualità e sulla coerenza con il progetto educativo.

Le attenzioni necessarie

Questa stessa flessibilità però può comportare una maggiore mobilità degli insegnanti:
il turn-over può essere più frequente, con il rischio di minore continuità didattica.

In più:
• c’è un costo economico da considerare (retta scolastica, eventuali servizi aggiuntivi);
• non tutte le paritarie sono uguali: anche qui vale la regola del non fermarsi al “marchio” (religioso o laico) ma guardare da vicino il lavoro che viene fatto in classe.

Domande utili per i genitori:
• Qual è il progetto educativo specifico di questa scuola?
• Come viene selezionato il personale docente?
• Qual è il tasso di cambiamento degli insegnanti negli ultimi anni?
• Come vengono gestiti i bisogni educativi speciali, le fragilità, le differenze?

Le scuole ad indirizzo internazionale propongono percorsi formativi pensati in un’ottica globale.
Spesso:
• la lingua veicolare (cioè quella usata nella didattica) è l’inglese
• si fa riferimento a curricoli internazionali (International Baccalaureate, Cambridge, ecc.)
• l’approccio didattico è dichiaratamente più laboratoriale, concreto, esperienziale, con forte attenzione allo sviluppo di competenze e soft skills.

I punti di forza
• Lingua: la padronanza dell’inglese (o di un’altra lingua straniera) non è una “materia” ma parte concreta della vita scolastica quotidiana.
• Competenze trasversali: lavori di gruppo, project work, presentazioni, capacità di argomentare, problem solving… Tutti aspetti spesso molto valorizzati.
• Prospettiva internazionale: se l’idea, per tuo figlio, è quella di studiare o lavorare all’estero, questi percorsi possono offrire un facilitato riconoscimento del titolo e una preparazione più allineata a contesti universitari stranieri.

Le domande da porsi

Qui la questione non è solo economica (le rette sono generalmente alte), ma di orizzonte:
• Se mio figlio in futuro volesse rientrare in un percorso totalmente italiano, è possibile? In che modo?
• Il titolo rilasciato da questa scuola è pienamente riconosciuto per l’accesso all’università in Italia?
(Le norme sono complesse e variano a seconda del percorso: è fondamentale informarsi con grande precisione.)
• Dal punto di vista dei contenuti disciplinari (storia, letteratura italiana, latino dove previsto, ecc.), come è strutturata la proposta?
L’approccio esperienziale e laboratoriale è prezioso, ma può comportare un diverso equilibrio tra competenze e nozioni rispetto alla scuola tradizionale.

In molti casi la preparazione non è “peggiore”, ma diversa: più forte su competenze trasversali, talvolta meno sistematica su alcuni contenuti specifici centrali nel sistema italiano.
È importante esserne consapevoli, per evitare aspettative non realistiche.

Negli ultimi anni, soprattutto dopo la pandemia, si è diffusa l’idea della scuola parentale: la famiglia si assume direttamente la responsabilità dell’istruzione dei figli, spesso appoggiandosi a piccoli gruppi, educatori privati, realtà associative, talvolta in contesti naturali (come le cosiddette “scuole nel bosco”).

Il punto di vista pedagogico: benessere sì, ma e il “mondo fuori”?

Da un lato, questi percorsi nascono spesso da una attenzione sincera al benessere dei bambini/ragazzi:
• ritmi più lenti
• meno pressione valutativa
• ambienti più caldi, più natura, meno rigidità organizzative

Questo è un valore, soprattutto nella fascia 0–6 anni: molte esperienze di nidi e scuole dell’infanzia nel bosco, anche nel Nord Europa, hanno mostrato grandi potenzialità sul piano dell’autonomia, della motricità, del contatto con l’ambiente.

Dall’altro lato, però, il rischio è di trascurare una componente fondamentale dell’educazione:

aiutare i ragazzi a sviluppare gli strumenti per stare nella società, affrontare regole condivise, confrontarsi con la frustrazione, gestire contesti non scelti da loro.

Il passaggio da un contesto parentale o molto “protetto” a una scuola tradizionale (o all’università, o al lavoro) può risultare molto faticoso, perché:
• le abitudini costruite (ritmi, libertà, assenza di valutazioni formali) sono molto diverse
• la gestione di compiti strutturati, verifiche, orari rigidi può essere percepita come ingestibile o ingiustificata

Piccole realtà e scuole nel bosco per i più grandi

Nella categoria “parentale/alternativa” rientrano anche:
• piccoli gruppi educativi
• associazioni che offrono percorsi di apprendimento non riconosciuti come “scuola” in senso stretto
• percorsi in natura anche per primaria e secondaria

Qui la parola chiave è prudenza.

Se per i più piccoli (nido e infanzia) certe esperienze possono essere molto interessanti, anche alla luce delle esperienze che da molti anni non state sviluppate nel nord Europa, per primaria e secondaria la questione si complica:
• Serve capire come vengono costruiti i percorsi didattici: non basta “stare nel bosco” o “fare esperienze”.
• L’esperienza a contatto con la natura è preziosa, ma se non è accompagnata da una solida progettazione pedagogica e didattica, rischia di lasciare scoperte intere aree di competenza (linguistiche, logico-matematiche, storico-civiche, ecc.).

Per chi sta valutando seriamente queste strade, il consiglio è:
• informarsi in modo molto, molto approfondito
• capire quali verifiche degli apprendimenti sono previste
• valutare come e dove verranno sostenuti gli esami di idoneità (obbligatori in caso di scuola parentale)
• domandarsi onestamente se la scelta risponde ai bisogni del bambino o soprattutto a un disagio dell’adulto verso la scuola tradizionale.

Non esiste la scuola perfetta.
Esiste la scuola più adatta a tuo figlio, in questo momento, in questo territorio, con la vostra storia familiare e le vostre possibilità concrete.

Alcune domande che possono aiutare:
• Che tipo di bambino/ragazzo è mio figlio? Ha bisogno di contenimento, di struttura, di sfide, di sostegno?
• Che cosa mi aspetto davvero dalla scuola: solo “stare bene” oggi, o anche prepararsi ad affrontare contesti impegnativi domani?
• Quanto sono disposto/a a collaborare con la scuola (riunioni, colloqui, confronto sulle regole, alleanza educativa)?
• Le scelte che sto facendo sono sostenibili nel tempo (economicamente, logisticamente, emotivamente)?

Al di là delle etichette – pubblica, paritaria, internazionale, parentale – è importante non perdere di vista il fine principale della scuola:

offrire ai ragazzi esperienze significative e opportunità di crescita che li rendano, passo dopo passo, sempre più autonomi.

Autonomi nel:
• pensare con la propria testa
• leggere la realtà
• costruire relazioni
• sbagliare e riprovare
• assumersi responsabilità
• stare in contesti diversi dal proprio “nido” familiare

La scuola non è solo il luogo in cui si “stanno bene”: è anche – e soprattutto – il luogo in cui si impara ad affrontare difficoltà, frustrazioni, regole, impegni.

Qualunque sia la tipologia che sceglierai, la domanda centrale rimane questa:

“Questa scuola aiuterà mio figlio, un passo alla volta, a diventare se stesso e a stare nel mondo con competenza, libertà interiore e responsabilità?”

Se la risposta, guardando da vicino, è sì, allora sei già sulla strada giusta.

Oltre i voti: Perché dovremmo iniziare ad insegnare le Life Skill e le Competenze Non Cognitive per la salute futura.

I recenti dati scientifici sono inequivocabili: povertà, basso livello di istruzione e isolamento sociale non sono solo problemi socio-economici, ma veri e propri fattori di rischio per la salute, capaci di minare il benessere e abbreviare l’aspettativa di vita. Di fronte a queste evidenze, emerge con forza la necessità di ripensare il ruolo della scuola, non più solo come luogo di trasmissione di saperi accademici, ma come fucina di life skill e competenze non cognitive. Investire in queste abilità significa costruire una protezione duratura contro le avversità che possono colpire la salute nel corso della vita.

La povertà della salute: Un cerchio vizioso da spezzare

La povertà non significa solo mancanza di risorse materiali; si traduce in un accesso limitato a cibo sano, cure mediche di qualità e ambienti di vita salubri. Le persone in condizioni di disagio economico sono più esposte a malattie croniche come diabete e patologie cardiovascolari, spesso a causa di diete squilibrate e stili di vita sedentari. Lo stress cronico legato all’incertezza economica incide pesantemente anche sulla salute mentale, aumentando il rischio di depressione e ansia. La scuola, in questo contesto, può fornire strumenti che vanno oltre la semplice istruzione, dotando gli studenti di competenze di pianificazione, problem-solving e resilienza che possono aiutarli a gestire meglio le sfide economiche future e a compiere scelte più consapevoli per la propria salute.

L’Istruzione come scudo: Più che un titolo di studio

Il livello di istruzione è un potente scudo contro il decadimento della salute. Ogni anno aggiuntivo di scuola è associato a una significativa riduzione del rischio di mortalità. Questo non è solo merito delle nozioni apprese: una maggiore istruzione apre le porte a migliori opportunità lavorative e redditi più elevati, riducendo lo stress e migliorando l’accesso a risorse salutari. Ma soprattutto, l’istruzione favorisce una migliore alfabetizzazione sanitaria, la capacità di comprendere informazioni sulla salute e di prendere decisioni informate. Insegnare competenze non cognitive come il pensiero critico, la capacità di valutare le fonti e l’autoefficacia, permette agli studenti di diventare agenti attivi della propria salute, capaci di scegliere stili di vita sani e di navigare efficacemente nel sistema sanitario.

Rompere le catene dell’isolamento: Il ruolo cruciale delle relazioni

L’isolamento sociale è una minaccia silenziosa ma devastante per la salute, equiparabile, in termini di rischio di mortalità, a fattori come il fumo o l’obesità. La solitudine può portare a un aumento dello stress, infiammazione cronica, indebolimento del sistema immunitario e un maggiore rischio di malattie cardiovascolari, declino cognitivo e disturbi mentali. La scuola ha un ruolo insostituibile nel promuovere le life skill relazionali. Attraverso attività collaborative, progetti di gruppo e la promozione di un ambiente inclusivo, gli studenti imparano a comunicare efficacemente, a gestire i conflitti, a sviluppare empatia e a costruire relazioni significative. Queste competenze sono fondamentali per contrastare la solitudine, favorire un senso di appartenenza e creare reti di supporto sociale che sono vitali per il benessere psicofisico.

La scuola del futuro: Un investimento nella salute di tutti

Sviluppare life skill (come la gestione dello stress, la comunicazione efficace, il pensiero critico e la capacità di risolvere problemi) e competenze non cognitive (come la perseveranza, la curiosità, l’autocontrollo e l’apertura mentale) a scuola non è un’opzione, ma una necessità impellente. Significa preparare i giovani non solo al mondo del lavoro, ma alla vita stessa, dotandoli degli strumenti per affrontare le sfide, promuovere il proprio benessere e contribuire a una società più sana ed equa.

Integrare queste competenze nei curricula scolastici richiede un cambio di paradigma, spostando il focus dall’accumulo di nozioni alla formazione di individui resilienti, autonomi e socialmente competenti. Solo così la scuola potrà davvero assolvere al suo ruolo di promotrice di un futuro in cui la salute non sia un privilegio, ma un diritto accessibile a tutti.

Il mio metodo di studio funziona?

Il metodo di studio è una competenza personale è legata allo stile di apprendimento individuale all’organizzazione della giornata e soprattutto alla motivazione. Ma è importante capire se abbiamo un buon metodo di studio.

Un metodo che porti a dei risultati … e non solo

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Ci presentiamo …

Ci siamo il 21 marzo sarà attivata su www.pedagogiaedidattica.it la piattaforma on line. Partiremo con un corso sul metodo di studio, nato dall’esperienza di oltre 400 alunni con cui abbiamo lavorato. Ma nel frattempo vi racconto il mio lavoro. 
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Stefano Coquinati Pedagogista

Se desideri maggiori informazioni su di me o sui servizi puoi visitare il sito www.pedagogiaedidattica.it

Se ti trovi in difficoltà o vuoi un consiglio su percorsi scolastici, su apprendimento o su temi educativi puoi richiedere una consulenza telefonica gratuita di 20 min.

Lasciaci i tuoi dati e spiegaci brevemente la situazione.

Se desideri informazioni su come supportare il percorso socialistico di un bambino che frequenta la scuola primaria inviaci una richiesta e ti contatteremo noi al più presto.

Lasciaci i tuoi dati e spiegaci brevemente la situazione.

Se vuoi informazioni sulle strategie per migliorare il metodo di studio per uno studente della scuola secondaria di primo grado (medie) o di secondo grado (superiori).

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Nel frattempo puoi rimanere in contatto e seguire le nostre attività attraverso i social.

Ricomincia la scuola media con il piede giusto

Cari amici vicini e lontani,

sono Stefano Coquinati, sono un pedagogista, mi occupo di educazione e apprendimento. Abbiamo preparato un evento gratuito, per parlare dell’importanza di un buon metodo di studio nel successo scolastico.

I risultati scolastici non sono sempre proporzionali al tempo e all’impegno che si mettono nello studio.

E questo non può che tramutarsi in delusione e frustrazione per gli studenti, mentre per i genitori diviene fonte di preoccupazione.

In 20 anni di attività abbiamo capito che nella maggior parte di queste situazioni la causa è l’assenza di un metodo di studio, gli studenti e studentesse ancora non hanno delle strategie efficaci e questo li costringe a ore di “studio matto e disperatissimo” senza però raggiungere i risultati desiderati, influenzando negativamente il loro rapporto con la scuola.

A fare la grande differenza sono l’organizzazione del lavoro e del tempo, le tecniche di apprendimento e la sicurezza nell’esposizione, elementi fondamentali che devono essere accompagnati dalla motivazione dello studente, cioè la capacità di concentrarsi per il raggiungimento degli obiettivi desiderati.

Avere un buon metodo di studio significa studiare in modo mirato ed essere consapevoli di quello che si sta facendo, aspetto che molte  volte è sottovalutano.

La proposta di questo webinar mira a far sperimentare od ogni partecipante delle “esperienze” positive e gratificanti permettendo di acquisire fiducia nelle capacità personali, ma anche di apprendere delle soluzioni efficaci applicabili fin da subito che possano migliorare il rapporto con lo studio, il rendimento e il benessere degli studenti.

Per fare ciò in questo incontro parleremo di:

– soluzioni concrete per rapportarsi in maniera positiva allo studio;

– organizzazione del lavoro a scuola e a casa;

– tecniche e strategie su misura per ogni studente;

– il public speaking come asso nella manica;

– il ruolo cruciale della motivazione personale.

Questo webinar si terrà lunedì 26 settembre 2022 alle ore 18.00 su Meet ed è stato pensato per lasciare ampio spazio a domande e curiosità dei partecipanti.

Per partecipare potete compilare questo modulo:

    Ci si potrà iscrivere fino alle 17:30 del giorno stesso.

    Vi invitiamo a partecipare ed a condividere l’evento, ricordiamo che l’incontro è completamente gratuito e potranno partecipare anche gli studenti.

    Scarica e condividi la locandina

    Ricominciare la scuola primaria con il piede giusto!

    I risultati scolastici non sono sempre proporzionali al tempo e all’impegno che i bambini nello studio. Per ricominciare la scuola con il piede giusto vi proponiamo un incontro gratuito sul metodo di studio rivolto ai genitori e studenti della scuola primaria.

    L’organizzazione del lavoro, le tecniche di memorizzazione  e la sicurezza nell’esposizione sono elementi fondamentali, ma conta anche la motivazione dello studente, cioè la capacità di concentrarsi nel raggiungimento degli obiettivi. Ma non dobbiamo sottovalutare Il ruolo dei genitori per impostare correttamente il rapporto con la scuola.

    Acquisire un metodo di studio fin dalle elementari significa diventare autonomi e consapevoli di quello che si sta facendo.

    In questi incontri parleremo di:

    – soluzioni concrete per rapportarsi in maniera positiva allo studio;

    – organizzazione del lavoro a scuola e a casa;

    – l’importanza di trovare tecniche e strategie su misura per ogni bambino;

    – parlare in pubblico come asso nella manica;

    – come sostenere la motivazione dei bambini.

    L’attività si svolgerà on line, lunedì 12 settembre 2022 dalle ore 18.00 per ricevere il link è necessario compilare il modulo.

    Per informazioni potete contattare il dott. Stefano Coquinati Pedagogista info@pedagogiaedidattica.it

      Il pedagogista e gli educatori a scuola, qualche cosa si muove.

      Tutti sappiamo che il lavoro del pedagogista e degli educatori a scuola è una specie di “missione impossibile”. Tra noi continuiamo a ripeterci che il lavoro educativo non è riconosciuto. Le poche proposte hanno condizioni contrattuali a volte insostenibili. Proviamo a capire il perché.

      Questa situazione ha radici molto lontane nel tempo. Nel nostro paese è sempre stato difficile fare emergere la dimensione educativa della scuola. Fin dal dopoguerra il termine “educazione” fu sostituito dal termine “istruzione”. L’Italia non poteva avere una scuola in continuità con quella educativa del ventennio.

      Nella scuola il lavoro educativo non è contemplato, si veda a tal proposito il CCNL Scuola che contempla le figure educative solo per i pochi convitti ed educandati. Stiamo parlano una cinquantina di strutture a livello nazionale con gli educatori sono concertati soprattutto nelle attività extra-didattiche. Così l’unico sistema per fare entrare queste professionalità nelle scuole è attraverso le cooperative con i problemi economi che conosciamo. 

      Poi ci sono le Università da un lato hanno sfornato migliaia di laureati con “titoli diversi” senza poi tutelare i “profili” creati.  L’ultimo esempio di questa noncuranza riguarda i 24 Cfu. Nel frattempo altre professioni si sono affacciate sul mondo della scuola vantando specializzazioni o semplicemente spiegando una vicinanza teorica tra i problemi dei giovani e i problemi psicologici. 

      Il risultato lo conosciamo bene, nella scuola il lavoro educativo non è contemplato. Ma probabilmente qualche cosa sta cambiando.

      La situazione che il nostro paese ha vissuto in questi mesi, le scuole chiuse, l’emergere di vere e proprie emergenze educative hanno favorito una riflessione anche in sede di Ministero.

      Lo scorso anno il Ministro dell’Istruzione e le associazioni professionali che si occupano di pedagogisti ed educatori professionali socio-pedagogici hanno firmato un protocollo. Sembra un risultato modesto ma è un punto di partenza.

      In questi giorno è stata presentata in Senato una proposta di legge per organizzare le scuole poli con personale educativo con una funzione di supporto. Le tematiche su cui dovrebbero intervenire queste équipe sono il sostegno e la comunità educante. Naturalmente stiamo parlando di una proposta di legge che dovrà avere il suo iter parlamentare ma sicuramente muove dei passi nella giusta direzione.

      Nel frattempo IUSVE e UNIPED hanno organizzato un corso di alta formazione professionalizzante. Serve per acquisire competenze concrete per operare nelle scuole e con le scuole. Quindi i destinatari possono essere anche pedagogisti che operano nei doposcuola e insegnanti che decidono di acquisire competenze specifiche.

      Ecco il link con tutte le informazioni

      “La figura del pedagogista come mediatore tra scuola e famiglia” WEBINAIR

      GIOVEDì 15 ottobre @19.00 parleremo della figura del pedagogista che opera nei contesti scolastici.

      Molte volte ci capita di incontrare genitori turbati per la situazione scolastica dei ragazzi. La scuola è importante e oggi il percorso scolastico rappresenta la base su cui costruire il successo personale e professionale.

      Ma a volte tra genitori ed insegnanti insorgono delle difficoltà di comunicazione che rendono difficile la fiducia reciproca e la condivisione di obiettivi didattici ed educativi. I ragazzi stessi risentono di queste difficolta non trovando la motivazione per impegnarsi. In queste situazioni si deve lavorare sui ragazzi affiancandoli e accompagnandoli ma si deve lavorare anche su genitori e insegnanti per la condivisione di obiettivi e strategie.

      La figura del pedagogista opera in ambito scolastico ed extra-scolastico, affianca i genitori nella gestione dei ragazzi e si mette a disposizione degli insegnanti sul fronte della didattica. L’obiettivo è costruire una nuovo patto educativo perché questa è la condizione per chiedere ai ragazzi un nuovo e più forte impegno.

      Il lavoro del pedagogista è finalizzato al benessere e all’autonomia delle persone, siano essi bambini, ragazzi, genitori o insegnanti. L’intervento del pedagogista dà la possibilità alle persone di comprendere la situazione e di liberare le risorse necessarie per progettare e consolidare il cambiamento. 

      Questo incontro si svolgerà online, l’attività è gratuita aperta a tutti ma è necessaria la prenotazione inviando una mail a master@pedagogiaedidattica.it

      Guiderà la riflessione il dott. Stefano Coquinati pedagogista e responsabile scientifico di UNIPED.